Sud Italia e senso civico: davvero un destino immutabile?

30.04.2025

 Stereotipi, familismo amorale e debolezza delle istituzioni: un'analisi delle radici storiche e delle potenzialità di riscatto del Mezzogiorno, oltre i luoghi comuni.  

Visto il successo delle due sezioni precedenti, la prima dedicata a Minicuci e la seconda a Banfield, siamo qui a continuare questo iter trattando di un nuovo libro! Contenti vero? Eh già, nella nuova sezione parleremo del libro Mezzogiorno. Realtà, rappresentazioni e tendenze del cambiamento meridionale di Domenico Cersosimo e Carmine Donzelli, il quale offre una panoramica approfondita sulle evoluzioni del Sud, analizzando le realtà emergenti . Gli autori sottolineano la differenza tra Nord e Sud, proponendo un'analisi articolata dei diversi "Mezzogiorni" e sottolineando come, negli ultimi anni, si sia registrata una forte, seppur contraddittoria, spinta verso lo sviluppo. In particolare parleremo dei capitoli 6 e 7 riguardati senso civico e criminalità organizzata. in questo primo articolo troverete il capitolo 6 e subito nel prossimo il 7.


È opinione diffusa, spesso accompagnata da giudizi sommari e pregiudizi radicati, che i cittadini del Sud Italia siano "incivili", poco rispettosi delle regole e carenti di senso civico. Ma si tratta di una lettura davvero utile o veritiera? E soprattutto, questa presunta "mancanza di civiltà" è davvero una caratteristica culturale immutabile?

Per evitare etichette stigmatizzanti e anacronistiche, il termine "inciviltà" viene oggi spesso sostituito con un'espressione più "politically correct": mancanza di civicness, come la definisce il sociologo statunitense Robert Putnam. Nel suo celebre studio sulle differenze regionali italiane, Putnam descrive il Sud come segnato da un atteggiamento poco cooperativo, una debole interiorizzazione delle regole e una scarsa fiducia nelle istituzioni. Le radici storiche, secondo l'autore, affondano nel Medioevo, quando il Sud fu governato da regimi autoritari, tecnocratici e feudali, come quello di Federico II, mentre il Nord vedeva nascere i comuni e una forma embrionale di partecipazione civica.

Tuttavia, questa spiegazione storicistica rischia di diventare una profezia che si auto avvera. Dire che i meridionali non hanno senso civico perché non l'hanno mai avuto è un ragionamento tautologico, che porta con sé l'implicita e pericolosa convinzione che nulla potrà mai cambiare. Lo sottolineava già Carlo M. Cipolla, con toni provocatori, affermando che pensare di modificare "mentalità forgiatesi in nove secoli" con investimenti limitati è da ingenui. Ma è davvero così?

Un altro autore, Edward Banfield, coniò il famoso concetto di familismo amorale per descrivere il comportamento sociale dominante nel Sud Italia: l'idea che si agisca esclusivamente per il bene della famiglia ristretta, senza alcun interesse per la collettività. Ma questa visione, pur descrittiva in parte, ignora un punto cruciale: il comportamento dei cittadini è anche il prodotto delle istituzioni in cui vivono.

Infatti, le istituzioni deboli creano cittadini sfiduciati. Se ottieni un lavoro o una pensione tramite una raccomandazione, se superi un esame con un favore, se vedi che le regole non sono mai fatte rispettare… perché mai dovresti crederci davvero? Il problema, allora, non è l'assenza genetica di senso civico, ma la mancanza di sanzioni credibili e di esempi positivi. È la coerenza del sistema normativo che crea fiducia: le regole esistono davvero solo quando sono applicate con trasparenza e imparzialità.

Negli ultimi anni, tuttavia, si sono visti segnali incoraggianti anche nel Mezzogiorno. I cittadini cominciano a riporre maggiore fiducia nelle amministrazioni locali, soprattutto nei Comuni, considerati più vicini e controllabili. La figura del sindaco, come nel caso di Bassolino a Napoli, ha assunto un valore simbolico forte, dimostrando che la buona amministrazione può fare la differenza.

Il Sud non è dunque condannato all'arretratezza, come qualcuno vorrebbe far credere. Ma serve uno sforzo concreto e continuativo da parte delle istituzioni — scuola, giustizia, pubblica amministrazione, politica — per ricostruire la fiducia. Il senso civico non nasce per magia: si costruisce attraverso regole chiare, giuste e rispettate.

Il futuro del Mezzogiorno dipende anche dalla capacità di superare i luoghi comuni, di investire sull'educazione civica, sulla legalità e sull'inclusione. Non è questione di DNA culturale, ma di opportunità storiche e istituzionali. La sfida è aperta: si può vincere, ma solo cambiando prospettiva.



Vi ringraziamo per l'attenzione e come sempre vi aspettiamo al prossimo articolo!

Per qualsiasi domanda o curiosità non esitate a contattarci nella pagina "contatti".


 Scritto da Anna Patrone.

 

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